I Camerieri cambiano nome, si chiameranno “convivier”

img_0292_fcNella Reggia di Colorno, in quel di Parma, dalle parti della scuola di cucina di Gualtiero Marchesi, verrà incoronato. Chi? Il «convivier». Un Carneade? Macché, si chiama così, da adesso in poi, il cameriere.

Lo ha stabilito un concorso bandito dalla Amira, l’Associazione dei maitre italiani, stufi del sussiego con il quale si guarda il paziente personaggio che fa staffetta dai tavoli alla cucina di osterie, ristoranti ed hotel.

Una professione che ha bisogno di scrollarsi di dosso la polvere casereccia. Oggi si sfornano camerieri provetti, formati alle scuole alberghiere, multilingue, colti, disinvolti, simpatici. Allora, via la parola sfilacciata, pollice verso nei confronti di un personaggio-macchietta, come lo dipingono certe commedie all’italiana, vedi Carlo Croccolo in «Signori si nasce».

Il convivier è in nuce maitre, sommelier, nutrizionista. E allora «chi serve in sala?». L’Amira lo ha chiesto agli studenti delle trecento scuole alberghiere di tutta Italia.

Dallo scorso luglio a metà marzo hanno sfornato una serie di nomi.Una commissione internazionale di giornalisti, guidata dal presidente della Stampa Estera, l’olandese Maarten van Aalderen, ha scelto la parola più giuta.

E ha vinto «convivier», inventata da uno studente del Lazio, Paolo Artibani, iscritto all’Iis «De Gasperi« di Palombara Sabina, in provincia di Roma. Le altre proposte? Giuliana Saba dell’Ipssar «Iglesias Ferraris», in Sardegna, ha scodellato – è il caso di dire – «cols», crasi per «collaboratore di sala«. Dafnerosa Giuffrida, dell’Ipssar «Etna», (Catania) si è inventata «gourmentier»; Andrea Baccoli, del «Dandolo«, un Ipssar in provincia di Brescia, ha tirato fuori addirittura un «restaurant steward». E Ilenia Zabeo, del «Cesare Musatti» di Dolo-Venezia un più classico «platiere». «Convivier« è piaciuto su tutti, a patto, ha sorriso qualcuno dei giurati (tra di loro anche Elisabeth Missland, di Mondadori France, e Philip Willan, dell’Herald Tribune) di non storpiarlo in «conviveur» che forse stuzzicherebbe le signore e molto meno i loro mariti. Evviva, comunque, il convivier.

Da ora in poi i gourmet, dai tavoli di alberghi e ristoranti smetteranno di chiamare il cameriere con capelli grigi con uno sbrigativo «ragazzo»

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10 thoughts on “I Camerieri cambiano nome, si chiameranno “convivier”

  1. ciao Giuseppe, ebbene si finalmente si canbia faccia, con quel nome teresiano, nella vita bisogna canbiare ed e arrivato il momento anche per il “cameriere”pardon “convivier” l’inportante essere umili e generosi nei confronto degli altri pensare al prossimo che a volte non ha la faotuna che abbiamo noi , ti pare? ora e arrivato il momento nostro diamoci da fare specialmente i giovani, seguite senpre i consigli dei più vecchi per arrivare a delle mete prefissate. ora vi saluto un ciao da livio .

  2. …Ma non facciamo ridere! con tutti i probblemi che ha la categoria dei lavoratori del turismo, I Maitres, capi servizio si mettono a perdere tempo nel cambiare il nome professionale del “Cameriere”.
    Probabilmente questi emeriti “ignoranti” non conoscono nemmeno il contratto nazionale di lavoro del turismo, tanto meno la storia professionale del settore, dove da sempre, il cameriere professionista è chiamato “chef de rang”, cosi come tutta la gerarchia professionale del settore è codificata in lingua francese.
    I maitres iscritti all’amira invece di perder tempo in inutili proposte demagogiche, pensassero di più ad istruire le proprie brigate sul CCNL TURISMO, FACESSERO RISPETTARE L’ORARIO DI LAVORO, SEGNARE LO STRARDINARIO, ECC. Sicuramente saremmo più rispettati come categoria prof.le “camerieri”. MhmCG

    • Hoooooooooooo finalmente qualcuno del settore che affronta uno ei veri problemi se per non dire uno dei piu grandi che noi professionisti del settore intendo seri professionisti del settore e non inventare nome che sinceramente non centrano niente sulla denominazione del amariere ho della figura che svolge umilmente il cameriere e come accenato il collega Conte Giuseppe se invece di perdere tempo a chiaccherare e far finta di essere interessati hai problemi che ici incobono hai tempi d’oggi verso i professionisti della ristorezione e hospitalita alberghiera si organizassero veramente a fare dei corsi di formazione di educazione generale e professionalita e di valorizazione della nostra professione che mi sa che negli ultimi hanni mancatantissimo sopratutto in italia midispiace dire tutto questo ma quando civo civo

  3. Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro? Bravo signor Conte; lei ha proprio centrato i vero problema della categoria.
    Buste paga che orbitano intorno alle “mille euro”, per un contratto che prevede 40 ore settimanali… peccato però che in piena stagione le suddette 40 ore si accumulano già nei primi 3 giorni della settimana… “Vi rifarete d’inverno” direbbe allora qualcuno; peccato però che d’inverno il 70% di noi si ritrova a casa!
    Io sono un T.S.R e da tre anni Maitre di un’hotel 4 stelle. Quando andavo a scuola pensavo che appena raggiunto questo risultato, oltre alla soddisfazione personale e professionale, avrei avuto anche quella economica. E’ evidente che mi sbagliavo!
    Colleghi dell’AMIRA, impegnatevi su altro e… buon lavoro

  4. condivido pienamente quanto scritto da Stefano e da Giuseppe.invece di pensare a cambiare nome sarebbe meglio far capire ai ragazzi che frequentano le scuole alberghiere che la professione che hanno scelto di fare comportera nella loro vita futuramolti sacrifici personali e undomani pure alle loro famiglie.quando gli altri faranno festa tu sarai al lavoro.quando gli altri saranno in vacanza tu sarai al lavoro.io non ho fatto scuola alberghiera,non so cosa sia un chef de rang ma son tretanni che faccio il CAMERIERE e non ho vergogma a dirlo.ci son molti altri problemi nella nostra categoria che andrebbero risolti :orari,stipendi,mansioni ecc.ecc.avete pensato di chiedere cosa ne pensanoa quei camerieri che lavorano nei piccoli ristoranti dove 1 persona fa da sommelier,maitre……10 ore di lavoro ,festivi,notturni?

  5. ciao si forse avete ragione, però vi siete mai chiesti il perchè di questo canbiamento, dato che al giorno di oggi si intende canbiare tutto, lo sò anche io sbaglio ma sapete ora mi trovo in un’hotel 4 stelle dove da oramai 3 anni lavoro, ed aspettate prima di arrivare qui avevo il 3 livello maitre, ed ora ho il 4 di chef de rang, come da contratto nazionale del lavoro non si può tornare indietro di livello e vi assicuro che mi sono informato bene sia da un sindacato che da un consultorio sindacale di avvocati, adessso dite se è possibile questo io sono una persona che ci crede ancora alle categorie alberghiere, ma forse dormo ancora su una nuvola. poi diciamo che se ti ritrovi questo benedetto 4 livello devi fare senpre tutto anche il lavoro del maitre e questo a me non sta bene però devo farlo non c’è via di scanpo o così o pomì.e allora ben vengano i nuovi “CONVIVIER”che facciano tutto loro dalle pulizie alle comande agli ordini ecc. ecc. ciao

  6. Salve a tutti, dopo aver letto diversi Vs. commenti vorrei condividere con Voi tutti operatori del settore le mie esperienze e sopratutto il mio disagio.

    Cari colleghi e aziende, denoto sempre più la mancanza di professionisti e amanti del proprio MESTIERE nel settore Turistico/Alberghiero/Ristorativo. Colpa forse solo della crisi (ipocrisia!) o forse anche delle scelte e relativi atteggiamenti di una classe dirigenziale scadente?
    Per diventare un Maitre c’è voluto amore, passione per il mio lavoro, molti anni di sacrifici, rinunce, impegno, studio ed esperienza anche sul campo internazionale.

    …in Italia l’eccessivo garantismo di persone sbagliate,grazie ad alcuni sindacati di merda, ha portato allo sfascio. Ben vengano oggi riforme come quelle di Brunetta ( x il coraggio di voler cambiare/migliorare ).

    Colleghi, non abbassiamoci ad ASSURDI COMPROMESSI.
    A cosa é servito lo spirito di sacrificio trascorso negli anni per diventare ciò che siamo, se poi alla fine dopo ca.20 anni spesi a migliorarsi, a crescere professionalmente ed umanamente un Azienda ci induce ad essere nello stesso punto in cui siamo partiti ?…portapiatti ! Troppe aziende e persone improvvisate stanno rovinando il nostro mestiere.

    L’Italia ha bisogno di professionisti seri, validi e preparati invece in questo paese l’eccessivo garantismo di persone sbagliate ha portato allo sfascio. Basta con i metodi USA e GETTA !!!

    A Noi Maître che a mio parere dovremmo essere IL CLIENTE N°1 da dover positivamente sorprendere, ai professionisti del settore e non di certo improvvisati come tanti che continuano senza vergogna a rovinare il mercato con il loro menefreghismo, la loro superficialità, a discapito della qualità e del servizio.
    Fatevi rispettare e fate il vostro lavoro con serietà, amore, impegno, senza dover accettare compromessi assurdi come avere mansioni di cameriere ! Maître NON significa cameriere ! …l’eccezione deve essere tale e non una…regola !

    Anche il grande maestro GUALTIERO MARCHESI afferma che è quasi INUTILE che uno Chef prepari dei piatti di altissima qualità quando poi fuori della cucina non c’è nessuno che li espone nella maniera adeguata, e…viceversa.
    IO penso che il personale “di contatto”, non solo è una componente fondamentale della qualità del servizio, ma contribuisce anche a identificare il servizio stesso agli occhi dei clienti. Gestisce l’immagine e la credibilità dell’impresa che rappresenta. Per questo una calda accoglienza, un sorriso per rompere il ghiaccio, un gesto cortese, un’attenzione dei particolari sono quei piccoli dettagli che fanno sentire la persona “importante”, in gergo di marketing, si dice, che si vende sempre prima l’uomo, poi il prodotto o servizio.
    Date le premesse succede che nei locali si punti, mediamente, sulla presenza di un paio di professionisti, coadiuvati dagli avventizi Questo mestiere, come altri, catturerà soprattutto immigrati che, adesso stanno nelle retrovie: lavapiatti, addetti alle pulizie, factotum. Nel prossimo futuro, c’è da scommetterlo, si affermerà sempre di più la figura del cameriere multietnico, che andrà ad occupare il campo lasciato libero dagli italiani.

    Siamo professionisti seri e dobbiamo essere anche in grado di tramandare il gusto di questo mestiere orami in via di estinzione (visto le molte testimonianze) e insieme alle aziende (strano ma vero!) riportare le stesse e anche NOI ai massimi livelli, puntando anche sul onestà e sulle VERE risorse umane.

    Che venga concesso anche ai nostri collaboratori sempre il giorno libero settimanale, sacrosanto o eventualmente eccezionalmente negato ma recuperabile in base alle esigenze di servizio; che gli alloggi ove disponibili siano per lo più umanamente decenti e non 1,5mt x 3,5mt stile…galera!! (fonte ministeriale)

    L’esperienza professionale e le capacità vanno riconosciute e qualsiasi sia il collaboratore deve essere visto come un investimento per migliorare l’efficienza dello stesso, dell’azienda stessa ed il soggiorno di coloro che poi alla fine ci pagano (I CLIENTI).
    …non so quando l’ Helvetia abbia iniziato a morire. Non è ancora del tutto morta, ma sono bastati un paio di giorni per capire che il mio ostinarmi nel tenerla viva, non sarebbe servita.

    E’ un’azienda destinata a morire, a rimanere “mutilata” se sopravviverà trascinandosi, perché un leader lasciato solo non puó fare la differenza.

    E’ inutile negarlo, le aziende non sopravvivono se non hanno un cuore che pulsa sempre e tanto, con tutti i ritmi del cuore della vita. Un cuore veramente coraggioso, ispirato e sorretto da VALORI e VISIONI. Un cuore che ha battiti accelerati nella discussione, rallentati nella riflessione, saltellanti e vivi nelle risate e nei momenti felici, insomma quelli della vita dell’azienda.

    Se un Leader, un Maître, un Direttore di orchestra viene lasciato solo, i battiti, i pensieri e il valore aggiunto si perdono, e ci si indebolisce, dando forza all’anarchia completa giá regnante e le aziende lentamente iniziano a morire.
    E’ questo che fa il capitale umano, insieme alle competenze di ciascuno.
    Ma lasciatemelo dire, le competenze si acquisiscono con il tempo e in diverse realtá lavorative ( evitando quindi la fossilizzazione ), i cuori non si acquistano.

    Così, in questo grigiore, in questa immobilità emotiva aziendale, sorrido e sento riemergere tutto ciò che ho letto, studiato ed amato.
    Un grande enorme pensiero positivo: ce la farò, non so ancora come, ma ce la farò.

    Mi lascerò alle spalle il grigiore, anzi ad essere sinceri già me lo sto lasciando alle spalle, perché ho capito.

    Mi sento meglio, quasi più alta, in realtà mi accorgo che la mia postura è migliore e sto sorridendo.

    La crisi mondiale sta forse finendo, ma prima sarebbe meglio che finisse la crisi profonda interna delle aziende, quella crisi che prende le persone.
    Devono emergere i pensieri, le idee, le emozioni, e i sogni: “I have a dream”, “Yes we can” non sono solo slogan tipo predicare bene e razzolare male.

    Basterebbe anche coerenza, lealtá, e definire ” le cose ” con il proprio nome e non … prima la stavamo assumendo, adesso fa parte del personale !

    Se devo stare male, voglio stare male per una ragione valida, non perché l’imprenditore non è illuminato e si affida a certo personale fossilizzato; non ho bisogno di dimostrarlo, lo dimostra la staticità e il declino degli stessi.<
    Un saluto a tutti e vi aspetto numerosi con i vostri commenti anche su Facebook.
    Marco

    • Hai dato voce a un mio stato emotivo e mentale che da troppo tempo mi porto dentro e non sono mai riuscita di esprimere. Concordo con tutto ciò che hai scritto. Grazie Marco

  7. ciao Marco hai scritto una Bibbia, molto bella e la condivido, io so già come andrà a finire, noi Italiani amanti di questo mestiere stupendo saremmo rinchiusi dentro delle riserve, come gli indiani del nord America e del Canada, comunque tenete ben presente che almeno qui da noi a Trieste il prossimo autunno dal 17 al 20 ottobre 2010, si terrà il gran premio mondiale di cucina alla fiamma, patrocinato dal comune di Trieste e Grado con il consenso del Capo della Reppublica Italiana Napolitano con molto entusiasmo vi dò questa chicca e speriamo di fare anche qualcosa di meglio, cioè valorizzare questo mestiere sotto tutti i punti di vista sia qualitativo che legislativo , io lo spero vivamente,ci saranno testate giornalistiche e televisive e speriam bene, statene pur certi che qualcosa canbierà e se lo sarà , sarà in meglio io questo mestiere non lo mollo tanto facilmente, speriamo solo che i giovani lo amino come lo amo io e come anche voi tutti.intanto nel salutarvi vi auro di passare delle buone festività Natalizie e chè il 2010 sia un’anno di benessere salute e lavoro per tutti un grande ciao A,M,I,R,Avolmente da Livio.

  8. ma ormai con i tempi che corrono con stò crisi stiamo a guardare il livello….?l;importante è portare a casa uno stipendio mensilmente la professionalità ormai in italia è decaduta da tempo, basti pensare che ormai sono quasi tutti extracomunitari i camerieri e baristi in italia e senza una cultura enogastronomica quindi non stupiamoci piu…ciao un saluto un vecchio cameriere di vecchia scuola..

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